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Il giornalista Gigi Piumatti è presidente

di Slow Food Editore e coordinatore

della guida Vini d'Italia, 50.000 copie

vendute tra le tre edizioni in lingua

italiana, tedesca e inglese.
 
Vino e dintorni: intervista a Gigi Piumatti

 
 
D: Come ha iniziato a occuparsi di vino e da quanti anni conosce la zona di Gavi?
R: Era il 1982 quando ho iniziato a muovere i primi passi in questo settore, e naturalmente la prime zone che ho conosciuto sono state quelle piemontesi, Barolo e Barbaresco innanzi tutto, ma anche Gavi. Ho deciso di occuparmi di vino per curiosità, ma anche perchè si stava aprendo una nuova prospettiva di lavoro che, in quegli anni di crisi in diversi settori, non era ancora stata presa in considerazione da molta gente. Carlo Petrini agli inizi degli anni Ottanta aveva intuito che per la nostra zona e per l'enogastronomia in particolare, ci sarebbero state ottime possibilità di espansione. Decise allora di lavorare in questo settore e mi coinvolse.
D: Come le sembra si sia evoluta la zona di Gavi durante questi anni, sia dal punto di vista qualitativo sia di immagine?
R: Il territorio è sicuramente cresciuto. Agli inizi della mia attività le aziende conosciute di Gavi non erano più di 5 o 6, oggi sono molte di più. Anche il vino è migliorato, insieme all'immagine di tutto il territorio. Penso perà che questa zona, molto bella dal punto di vista paesaggistico e ambientale, potrebbe offrirsi meglio, migliorando soprattutto nei punti deboli della ristorazione e degli alberghi. Non conosco una ricetta vincente, ma credo in generale che si debba vivacizzare l'offerta, pensando che non è solo il vino a doversi imporre, ma tutto il comparto turistico.
 
  D: C'è chi è ancora scettico all'idea di fare del legame dei vini con il territorio un progetto di lavoro. Quali sono i vantaggi che derivano da questo connubio?
R: E' sempre difficile convincere chi è scettico della validità di certe iniziative, soprattutto quando si vuole coinvolgere tutta una zona e molti operatori commerciali. Tuttavia, manifestazioni come "Andar per Gavi" dimostrano che quella è la strada da seguire. Certo, un'iniziativa non basta per far conoscere il territorio, ma moltiplicando gli sforzi i risultati non tarderanno ad arrivare. E non si deve aver timore di guardare lontano, magari spostandosi anche in quei paesi che hanno più difficoltà a raggiungere Gavi, come l'Australia e gli Stati Uniti.
D: Quali obiettivi da perseguire potrebbero essere validi per tutti i produttori di Gavi?
R: L'unico obiettivo è la qualità. Per realizzarlo bisogna lavora meglio in vigna, adottando sistemi tradizionali ma efficaci e non riempirsi solo la bocca con termini come "diradamento", soprattutto quando poi non si effettuano. In cantina serve solo non sperperare quello che di buono arriva dalla vigna.
D: I giudizi sui vini della nostra azienda pubblicati sulla "Guida ai vini d'Italia" da Slow Food in tandem con Gambero Rosso, sono positivi e costantemente in crescita. Quali percorsi ci consiglia per migliorare ancora?
R: Semplicemente, di continuare su questa strada. Vedrete che i risultati arriveranno presto.
 
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